domenica 20 maggio 2012

Il custode tende l’orecchio al grido del vento.

Il custode tende l’orecchio al grido del vento.
Dall’altro lato una madre immerge l’euforbia
nella sua acqua, senza levare lo sguardo
da un‘angoscia appena partorita.

S’incupa, il dio dei deserti, e scrive
sogni & miraggi & viaggi di sabbie.
Lava le macchie, la madre, a mano,
dallo sgomento dei mesi.

Attese le greggi dal tormento di catene
di tutte le partenze, avviluppate nell’anima,
si frammenta il riflesso (di ritorni) che langue
occulto da sussurro di passi.


domenica 22 aprile 2012

supremazia di verticale

Quell’enorme croce bianca, di braccia rotanti e
incedere pigro, si materializzò d’improvviso
inchiodandomi alla necessità di consapevolezza:
fu necessario il sangue di Cristo sul legno
per nobilitarne lavorazione e disegno. 
Non ha altre alternative l’energia -  chi destinato
a nascere isolano-  che quella di pascere fierezza chiusa
alle torri che frugano pertugi fra le nubi.
Nella supremazia di verticale
si rompe e avvita uno scenario desolato
di strappi e viluppi in ragione di brezza.

domenica 15 aprile 2012

Presagio di bagliore affiora






Presagio di bagliore affiora
come se dalla bocca giungesse
un silenzio colmo di parole

e attorno migliaia di voci
confuse dal calore della luce
consumano passi di rinascita.

Scorrono sulle dita le notti,
sorprese da bagliori di vita
ancora leggermente impaurita,

cedendo al pulsare impreciso
degli occhi, percorse da traiettorie
d’incanto e ritorni di sorriso

venerdì 13 aprile 2012

ovunque sia.

Lei viene da un altro paese?
le zolle assediate dall’eucalipto
abbracciano radici straniere  ma
le chiome, floride o austere, porgono
domande di luce allo stesso sole

Com’e  il suo paese?
nelle notti d’agguato autunnale
non rimane foglia allo stelo e,
turbata, la terra si fa cimitero
di carcasse sbiadite e alimento vitale

Però sa cos’è il cuore, vero?
equivoca la vita, credo ci abiti l’anima,
fino al primo rintoccare d’inferno, e spinga
dentro al sangue la giusta quantità di follia ma,
se così non è, la chiama…ovunque sia.

mercoledì 4 aprile 2012

S'avvia a naufragio

S’avvia al naufragio la vita di chi galleggia nel grumo viscoso delle paure, ancorando se stesso al rifiuto di stagioni ed emozioni; di chi  ormeggia placido e insofferente nella rada arida  dei giorni, rinunciando a tuffarsi  nel corpo oscuro del viaggio;
s’avvia al naufragio chi censura la memoria, veleggiando fra rancori sordi e fitte repentine; chi inaridisce gli orizzonti d’azzurro e oro nel vaniloquio dell’adorazione e della cieca dottrina; chi rifiuta di cambiare rotta per trasformare un’insostenibile rimpianto in una danza di ricordi, perché non sempre la rotta migliore è la più giusta;
s’avvia al naufragio la vita di chi abbandona il viaggio alla prima tempesta, rinunciando alla gioia del tormentato approdo, quell’approdo che restituisce soffio all’amor proprio… perduto;
s’avvia al naufragio chi distrugge lo scafo prima del varo e cerca di convincere gli altri, e se stesso, dell’impenetrabilità di brume e marosi; chi non accetta consigli o soccorsi da chi ha il viaggio scavato nel volto e nelle mani;
Caliamo in mare domani, o forse già oggi,  la nostra imbarcazione perché già questo vuol dire navigare e…navigare, alla fine, è meno faticoso di un infecondo sognare.

martedì 6 marzo 2012

Suona straniero nella valle


Suona straniero, nella nostra valle,
il sapore acre di questa nebbia
che trafigge il silenzio arrembando.
Ancora e ancora.
Alberi, ricoperti di cenere
& rumore di parole, contengono
progetti abbozzati di traffico celere.
Ancora e ancora.
S’afflosciano gli inchiostri, incapaci
di descrivere le ragioni del tempo &
dei modi: echi ascoltano stupiti.
Suona straniero l’ennesimo NO:
privo di profilo & ricco di contorno,
s’abbuffa di retorica conservata
in vasetti sottovuoto.
Ancora e ancora.
Il presente può aspettare e
aspettare deve il futuro
dell’ennesimo muro-contro-muro.
Resistere o rigettare: il dubbio
entra nelle buie stanze.
Senza flash.
Ma si può anche vivere
ogni giorno,
in assenza di paesaggio,
decantando echi di nebbia;
rastremando la luce certa.
Ancora e ancora
                                   Ecco, il belante silenzioso
aggredito dall’ombra,
è quieta vittima inattesa.

mercoledì 14 dicembre 2011

Un diverso gioire



Sorrisi cavati da subissi, strascichi
di miraggi – orme serbate dalla rena –
sottratti ad un recesso confuso
- gabbiano statico si lascia cullare dal cielo -
guardo, con occhi confusi dall’onda,
alla franchezza esposta a blandizia
di gioventù       che fluisce da gesti pigri.

Quando l’estate pulsa, poca stoffa rossa
stenta a  contenere il rintocco nell’ora
matura dell’istante. Declinando difesa,
coriandoli di sole bruciano in occhi
brulicanti sguardi, liberati dall’avanzare
dei passi. Guado di fragori sottopelle.


E’ dato l’esistere della stessa spiaggia,
forse non la stessa sabbia, certo
non più lo stesso avanzare di futuro
nell’insidia di altre espressioni.
E’ certo un diverso adunarsi e gioire
diversi movimenti del corpo e delle onde.